Monopolio Dell’Iraq

Dodici miliardi di dollari sono scomparsi in Iraq durante il governo di Paul Bremer. Sono stati buttati

Internazionale 681, 22 febbraio 2007

Il più grande trasferimento di fondi della storia è avvenuto tra il maggio 2003 e il giugno 2004: la Federal reserve di New York spedì 12 miliardi di dollari in banconote nell’Iraq devastato dalla guerra. In un anno una flotta di Dc10 portò da New York a Baghdad 363 tonnellate di banconote in 484 container che contenevano ognuno 281 milioni di dollari.

Non è la pubblicità di un nuovo gioco di società ma la sintesi del verbale della commissione parlamentare presieduta da Henry Waxman che sta discutendo la “ricostruzione” dell’Iraq fatta da Paul Bremer.

Non esiste una vera contabilità dei fondi che sono stati distribuiti dall’Autorità provvisoria della coalizione. Sembra che siano stati usati come soldi del Monòpoli.

Read more

La vendetta non paga

Saddam Hussein è morto. Ma la vendetta non è una strada verso la pace e la democrazia

Internazionale 675, 11 gennaio 2007

L’esecuzione di Saddam Hussein è coincisa con l’inizio dell’Aid al Adha. La festività musulmana ricorda il sacrificio che il profeta Abramo era pronto a compiere quando Dio gli ordinò di uccidere suo figlio.

Il simbolismo è forte. Secondo la tradizione giudaico-cristiana il profeta doveva uccidere Isacco, il suo secondo figlio, nato dall’unione con Sara, l’anziana moglie sterile. Isacco diventò il capostipite del popolo ebraico.

Per i musulmani, invece, la vittima doveva essere Ismaele, il primogenito nato dall’unione con una schiava. Poiché all’ultimo momento Dio fermò la mano di Abramo ed evitò l’infanticidio, l’Aid simboleggia il grande dono di Dio ai seguaci di Maometto. Ismaele, infatti, cacciato con la madre dopo la nascita di Isacco, diventerà il capostipite del popolo musulmano.

Read more

L’Iraq balcanizzato

L’occidente stringe sempre alleanze sbagliate. L’ha fatto nei Balcani e lo sta facendo in Iraq

Internazionale 670, 30 novembre 2006

Mentre il conflitto etnico devasta l’Iraq “liberato”, Moqtada al Sadr, il leader della potente milizia sciita del Mahdi, ha minacciato di abbandonare la traballante coalizione al potere, una scelta che metterebbe fine di fatto al primo governo iracheno eletto democraticamente.

Al Sadr è contrario alla decisione del premier Nouri al Maliki di coinvolgere Bush nella discussione sul ruolo di Siria e Iran nella pacificazione del paese, perché sostiene che le forze statunitensi stiano appoggiando l’insurrezione sunnita. Il giovane leader sciita accusa gli americani di essere complici nell’uccisione in Iraq di migliaia di sciiti innocenti. Eppure, fino a poco tempo fa Washington lo considerava un alleato.

Ma Moqtada al Sadr non è mai stato fedele agli Stati Uniti. Quanti ricordano che l’insurrezione irachena cominciò nell’aprile del 2003 a Sadr City, il quartiere povero sciita di Baghdad? Sotto la guida di Al Sadr, gli abitanti presero le armi contro le forze della coalizione per protestare contro la mancanza di acqua, elettricità e sicurezza. Nel giugno del 2003, dopo altre rivolte simili in tutto il paese, Al Sadr formò la milizia del Mahdi.

Read more