La Paura di Al Quaida

Il pericolo vero è la diffusione della paura di Al Qaeda come multinazionale globale del terrore

Internazionale 702, 19 luglio 2007

Trapelati l’11 luglio, gli estratti della bozza del National intelligence estimate (Nie), un documento che la Cia compila periodicamente insieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi, hanno fatto il giro del mondo. Suscitando una nuova ondata di paura nei confronti di Al Qaeda.

La stampa nazionale e internazionale ha descritto scenari apocalittici, compresi i dettagliati pronostici di attacchi imminenti nei cieli occidentali sul modello dell’11 settembre, tutti organizzati da Osama bin Laden. Nessuno ha sottolineato che Washington e i suoi alleati, sei anni dopo l’11 settembre, non sono ancora riusciti a stanare Bin Laden dal suo nascondiglio in Pakistan.

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La Prova di Brown

La minaccia non è mai stata così grande. La risposta del nuovo governo è stata sobria

Internazionale 700, 5 luglio 2007

La prima settimana di governo di Gordon Brown è stata piena di sorprese. Dopo gli attentati falliti di Londra e Glasgow, l’antiterrorismo ha alzato l’allarme al livello “critico”, segnalando che un nuovo attacco è imminente. La minaccia non è mai stata così grande ma la risposta del nuovo governo è stata sobria, professionale e rassicurante.

Prendendo le distanze dal suo predecessore, la ministra dell’interno nominata da Brown, Jacqui Smith, non ha parlato del fondamentalismo islamico e della guerra contro il terrore, e non ha usato gli attentati falliti per spingere il parlamento a far passare l’ennesimo pacchetto di misure eccezionali antiterrorismo. Ha solo ricordato che i terroristi sono criminali e che devono essere trattati come tali.

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Goodbye Tony Blair

Per gli storici britannici Tony Blair appartiene alla serie B degli statisti di sua maestà

Internazionale 698, 21 giugno 2007

Nel 1997, appena conquistato il potere, Tony Blair invitò Margaret Thatcher, che ammirava molto, a prendere il tè. Il leader laburista sognava di imitare la rivoluzione sociale lanciata dalla grande statista.

Il New labour doveva essere lo stendardo della rinascita della sinistra internazionale, la fenice emersa dalle ceneri del comunismo filosovietico. In realtà Blair ha solo riciclato le scelte fiscali e la politica estera della lady di ferro, cardini del thatcherismo, governando con la camicia di forza che lei gli aveva sapientemente cucito addosso.

Nel 1980 arriva la prima, grande scossa al sistema britannico: Margaret Thatcher abbatte le aliquote delle imposte sui redditi trasformando un sistema fortemente progressivo in uno proporzionale. Poi privilegia fiscalmente la piccola iniziativa privata e penalizza i capitali improduttivi: così facendo rilancia l’economia britannica.

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Monopolio Dell’Iraq

Dodici miliardi di dollari sono scomparsi in Iraq durante il governo di Paul Bremer. Sono stati buttati

Internazionale 681, 22 febbraio 2007

Il più grande trasferimento di fondi della storia è avvenuto tra il maggio 2003 e il giugno 2004: la Federal reserve di New York spedì 12 miliardi di dollari in banconote nell’Iraq devastato dalla guerra. In un anno una flotta di Dc10 portò da New York a Baghdad 363 tonnellate di banconote in 484 container che contenevano ognuno 281 milioni di dollari.

Non è la pubblicità di un nuovo gioco di società ma la sintesi del verbale della commissione parlamentare presieduta da Henry Waxman che sta discutendo la “ricostruzione” dell’Iraq fatta da Paul Bremer.

Non esiste una vera contabilità dei fondi che sono stati distribuiti dall’Autorità provvisoria della coalizione. Sembra che siano stati usati come soldi del Monòpoli.

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Vittoria di Pirro?

I repubblicani potrebbero vincere, se i democratici si limiteranno a bloccare Bush

Internazionale 668, 16 novembre 2006

L’8 novembre, dopo la vittoria dei democratici alle elezioni di medio termine, le borse sono crollate. Forse a causa della preoccupazione che per i prossimi due anni la politica statunitense possa vivere una fase di stallo. Senza una maggioranza chiara alla camera il presidente Bush è “un’anatra zoppa”: i democratici saranno in grado di bloccare qualsiasi sua decisione.

Ma Bush potrà tenerli a bada mettendo il veto alle proposte di legge del congresso. Eppure mai come oggi l’America ha bisogno della collaborazione tra i partiti. Nei prossimi due anni i tre grandi problemi che hanno condizionato il voto di medio termine – l’impoverimento della classe media, lo sconcertante debito del paese e delle famiglie e la guerra in Iraq – creeranno grandi tensioni.

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Prigioniere della Paura

12 giugno 2005 – La Repubblica delle Donne

“Nella primavera del 1992, mentre passavo davanti alla casa di Taghreed, una mia compagna universitaria, notai un crocchio di persone che sostava intorno ad una pozza di sangue. Incuriosita mi sono avvicinata. ‘Ahmad ha riscattato il suo onore’ commentavano in molti. Li’ per li’ non ho capito cosa fosse successo, e’ stato solo all’universita’ che ho intuito la tragedia. Il posto dove sempre sedeva Taghreed era vuoto. Ahmad, suo fratello l’aveva sgozzata, come fosse un animale, perche’ sospettava che avesse una relazione sentimentale con un compagno di universita’.” Ancora oggi Ahood, una giovane attivista di Bagdad, trema di rabbia e di paura al pensiero che tutto cio’ che rimane dell’amica sia una macchia sbiadita di sangue sull’asflalto.

Il destino di Taghreed e di centinaia di migliaia di donne irachene venne segnato nel 1990, all’indomani della Guerra del Golfo, quando Saddam Hussein lancio’ un’aggressiva politica di islamizzazione. Fino ad allora le donne irachene erano tra le piu’emancipate del mondo arabo e godevano degli stessi diritti degli uomini, sanciti dall’articolo 19 della costituzione. Negli anni ’70, durante il boom economico, Saddam le aveva persino incoraggiate ad entrare nel mondo del lavoro, garantendo a tutte le laureate un posto di lavoro. “Mentre altri paesi arabi importavano manodopera straniera per far fronte all’aumento dell’offerta di lavoro, l’Irak utilizzo’ le donne,” spiega Mandana Hendessi, una sociologa Iraniana consulente del governo britannico per la condizione delle donne in Irak. “L’equirazione dei diritti delle donne era fu una necessita’ economica, non una conquista sociale.”

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Il Nemico Nel Letto

Quando, sul finire dell’11 settembre 2001, si diffuse la notizia che 15 dei 19 dirottatori erano cittadini sauditi, la Casa Bianca e l’Ambasciata saudita erano già impegnate in una manovra di contenimento dei danni collaterali. Per tutto il mese di settembre George W. Bush comparve in pubblico in compagnia dell’ambasciatore saudita, il principe Bandar bin Sultan, e di diversi altri illustri amici musulmani e arabo-americani che avevano contribuito con generosità alla sua campagna presidenziale. Paradossalmente, molti di loro avevano anche legami con gruppi estremisti islamici. Il 14 settembre, in una dimostrazione di solidarietà con la “guerra al terrore” di Bush, Muzammil Siddiqi, presidente della Islamic Society of North America, venne fotografato alla Casa Bianca accanto al Presidente e a quindici musulmani americani eccellenti. L’anno prima, a Washington, Siddiqi aveva arringato una folla di sostenitori degli hezbollah pronosticando l’imminente discesa dell’ira divina sul suolo americano. Nella stessa foto, tra Siddiqi e Bush compariva Salam al-Marayati, direttore esecutivo del Muslim Public Affairs Council, il quale nel pomeriggio dell’11 settembre aveva dichiarato a una radio pubblica di Los Angeles che per l’attacco alle Torri Gemelle “bisognerebbe mettere sulla lista dei sospetti lo Stato di Israele”. Il 17 settembre il Presidente, nel corso della sua storica visita al Centro islamico di Washington, venne ripreso accanto a Khaled Saffuri, ex vicedirettore dell’Americal Muslim Council, un’istituzione islamica estremista il cui direttore, Abduraman Alamoudi, aveva sostenuto pubblicamente Hamas e gli hezbollah.

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