La Paura di Al Quaida

Il pericolo vero è la diffusione della paura di Al Qaeda come multinazionale globale del terrore

Internazionale 702, 19 luglio 2007

Trapelati l’11 luglio, gli estratti della bozza del National intelligence estimate (Nie), un documento che la Cia compila periodicamente insieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi, hanno fatto il giro del mondo. Suscitando una nuova ondata di paura nei confronti di Al Qaeda.

La stampa nazionale e internazionale ha descritto scenari apocalittici, compresi i dettagliati pronostici di attacchi imminenti nei cieli occidentali sul modello dell’11 settembre, tutti organizzati da Osama bin Laden. Nessuno ha sottolineato che Washington e i suoi alleati, sei anni dopo l’11 settembre, non sono ancora riusciti a stanare Bin Laden dal suo nascondiglio in Pakistan.

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Jihad Internazionale

Le crisi nel Libano e nei Territori palestinesi aumentano la popolarità di Al Qaeda

Internazionale 694, 24 maggio 2007

Un sottile filo politico e ideologico lega la guerra in Iraq alla lotta fratricida in corso in Palestina, agli scontri in Libano, all’offensiva dei taliban in Afghanistan e al reclutamento jihadista in Europa.

In Medio Oriente e in Afghanistan si potrebbe addirittura parlare di “irachizzazione” della politica, cioè di importazione del modello di guerra civile iracheno. Hamas contro Al Fatah, fazioni libanesi e palestinesi di varia colorazione politica contro l’esercito nazionale, taliban contro afgani, pachistani contro polizia e militari del loro paese: è questa l’eredità della guerra in Iraq.

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Il Denaro del Terrore

L’Iraq è la giusta chiave di lettura per l’Afghanistan. E per capire perché bisogna seguire i soldi

Internazionale 684, 15 marzo 2007

All’inizio di dicembre del 2006 Ayman al Zawahiri, luogotenente di Osama bin Laden, ha annunciato al mondo l’offensiva militare di primavera in Afghanistan. Pochi ci hanno fatto caso, perché tutti erano concentrati sull’Iraq ormai in preda alla guerra civile.

Ma i due fronti sono legati, al punto che oggi è la situazione irachena a offrire una delle possibili chiavi di lettura della spettacolare ripresa dei taliban e dei loro soci jihadisti.

Nel 2005 Al Zawahiri chiese un aiuto finanziario ad Abu Musab al Zarqawi. In una lettera, il medico egiziano suggeriva all’allora superstar del qaedismo internazionale di non spendere i centomila – senza specificare di quale valuta – e di spedirglieli.

La richiesta fu interpretata come un segno di debolezza economica da parte del nucleo storico di Al Qaeda. In clandestinità dal 2002 nella cerniera tribale islamica tra Pakistan e Afghanistan, Al Zawahiri e Bin Laden erano tagliati fuori dai flussi monetari del qaedismo. Al Zarqawi ignorò la richiesta e continuò a usare i soldi degli ex finanziatori di Al Qaeda per sostenere la lotta in Iraq.

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Osama il Rivoluzionario

“Osama bin Laden e’ un guerriero geniale, uno stratega di prima classe. Paziente, elequente e saggio, negli ultimi anni ha dimostrato di possedere doti manageriali ed imprenditoriali fuori dal comune. Definirlo un mero terrorista e’ stato e continua ad essere un gravissimo errore poiche’ bin Laden e’ innazitutto un uomo di parola e quindi un nemico degno di rispetto.” Chi parla non e’ Al Zwahiri, il luogotente di Osama, ma l’ultima gola profonda americana, emersa dai corridoi dell’intelligence statunitense. Autore anonimo di due libri rivelatori: Through Our Enemies Eyes and Imperial Hubris, che denunciano l’abbissale inefficienza dei centri di potere americano nel comprendere e combattere il fenomeno Al Qaeda, Mike, come si fa chiamare, non nega ne’ conferma la sua identita’. “Sono ancora un impegato della CIA,” quasi si scusa, “ecco perche’ non sono autorizzato ad uscire dall’anonimato.” Ma gia’ nel gennaio del 2003, pochi mesi dopo la pubblicazione del suo primo libro, a Washington si sussurrava il suo nome: Michael Scheuer, direttore dal 1995 al 1999 della sezione ‘Osama’ della CIA, l’unita’ investigativa dedicata esclusivamente alla studio del terrore islamico. Through Our Enemies Eyes nasce infatti nel 1999 come un manuale di lavoro, “scritto per spiegare ai vertici politici la vera natura del fenomeno Al Qaeda,” rivela Mike. Il libro descrive dettagliatamente l’evoluzione del terrorismo islamico dalla guerra in Afghanistan degli anni ’80 fino alla vigilia dell’11 settembre. Obiettivo, lucido, onesto, ed a volte anche spietato, il testo mette a nudo le pesanti responsabilita’ dell’occidente, ed in particolare della politica estera USA in medio oriente, nei confronti del fenomeno Al Qaeda.

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Il Nemico Nel Letto

Quando, sul finire dell’11 settembre 2001, si diffuse la notizia che 15 dei 19 dirottatori erano cittadini sauditi, la Casa Bianca e l’Ambasciata saudita erano già impegnate in una manovra di contenimento dei danni collaterali. Per tutto il mese di settembre George W. Bush comparve in pubblico in compagnia dell’ambasciatore saudita, il principe Bandar bin Sultan, e di diversi altri illustri amici musulmani e arabo-americani che avevano contribuito con generosità alla sua campagna presidenziale. Paradossalmente, molti di loro avevano anche legami con gruppi estremisti islamici. Il 14 settembre, in una dimostrazione di solidarietà con la “guerra al terrore” di Bush, Muzammil Siddiqi, presidente della Islamic Society of North America, venne fotografato alla Casa Bianca accanto al Presidente e a quindici musulmani americani eccellenti. L’anno prima, a Washington, Siddiqi aveva arringato una folla di sostenitori degli hezbollah pronosticando l’imminente discesa dell’ira divina sul suolo americano. Nella stessa foto, tra Siddiqi e Bush compariva Salam al-Marayati, direttore esecutivo del Muslim Public Affairs Council, il quale nel pomeriggio dell’11 settembre aveva dichiarato a una radio pubblica di Los Angeles che per l’attacco alle Torri Gemelle “bisognerebbe mettere sulla lista dei sospetti lo Stato di Israele”. Il 17 settembre il Presidente, nel corso della sua storica visita al Centro islamico di Washington, venne ripreso accanto a Khaled Saffuri, ex vicedirettore dell’Americal Muslim Council, un’istituzione islamica estremista il cui direttore, Abduraman Alamoudi, aveva sostenuto pubblicamente Hamas e gli hezbollah.

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