Economia Canaglia

Economia canaglia ci offre un viaggio sconvolgente nel nuovo ordine mondiale, governato da forze economiche oscure che, attraverso incredibili capitali e vaste influenze politiche, stanno cambiando la nostra vita. Le connessioni generate da questo fenomeno, nel mercato globale, sono paradossali: le carte di credito triplicano l’indebitamento dei consumatori; grazie all’entrata in vigore dell’euro, il Patriot Act americano, che dovrebbe ridurre il riciclaggio del denaro sporco, in realtà lo facilita; il gioco d’azzardo, illegale in molti stati, trova una fantastica zona franca in internet; i farmaci falsi uccidono mezzo milione di persone all’anno nell’indifferenza generale. Perfino la democrazia, che siamo abituati a considerare come valore assoluto, si è trasformata in un moltiplicatore di schiavitù: dal mercato del sesso europeo ai lavoratori delle piantagioni africane, dall’industria della pirateria in Cina alla pesca di frodo nel Baltico, gli schiavi hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’economia mondiale.

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Ballando Sul Titanic

La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare

Internazionale 688, 12 aprile 2007

Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'”inaffondabile” Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.

Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l’atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo.

Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall’uomo – e l’Unione europea vieta la vendita all’Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d’acqua.

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Monopolio Dell’Iraq

Dodici miliardi di dollari sono scomparsi in Iraq durante il governo di Paul Bremer. Sono stati buttati

Internazionale 681, 22 febbraio 2007

Il più grande trasferimento di fondi della storia è avvenuto tra il maggio 2003 e il giugno 2004: la Federal reserve di New York spedì 12 miliardi di dollari in banconote nell’Iraq devastato dalla guerra. In un anno una flotta di Dc10 portò da New York a Baghdad 363 tonnellate di banconote in 484 container che contenevano ognuno 281 milioni di dollari.

Non è la pubblicità di un nuovo gioco di società ma la sintesi del verbale della commissione parlamentare presieduta da Henry Waxman che sta discutendo la “ricostruzione” dell’Iraq fatta da Paul Bremer.

Non esiste una vera contabilità dei fondi che sono stati distribuiti dall’Autorità provvisoria della coalizione. Sembra che siano stati usati come soldi del Monòpoli.

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La vendetta non paga

Saddam Hussein è morto. Ma la vendetta non è una strada verso la pace e la democrazia

Internazionale 675, 11 gennaio 2007

L’esecuzione di Saddam Hussein è coincisa con l’inizio dell’Aid al Adha. La festività musulmana ricorda il sacrificio che il profeta Abramo era pronto a compiere quando Dio gli ordinò di uccidere suo figlio.

Il simbolismo è forte. Secondo la tradizione giudaico-cristiana il profeta doveva uccidere Isacco, il suo secondo figlio, nato dall’unione con Sara, l’anziana moglie sterile. Isacco diventò il capostipite del popolo ebraico.

Per i musulmani, invece, la vittima doveva essere Ismaele, il primogenito nato dall’unione con una schiava. Poiché all’ultimo momento Dio fermò la mano di Abramo ed evitò l’infanticidio, l’Aid simboleggia il grande dono di Dio ai seguaci di Maometto. Ismaele, infatti, cacciato con la madre dopo la nascita di Isacco, diventerà il capostipite del popolo musulmano.

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L’Iraq balcanizzato

L’occidente stringe sempre alleanze sbagliate. L’ha fatto nei Balcani e lo sta facendo in Iraq

Internazionale 670, 30 novembre 2006

Mentre il conflitto etnico devasta l’Iraq “liberato”, Moqtada al Sadr, il leader della potente milizia sciita del Mahdi, ha minacciato di abbandonare la traballante coalizione al potere, una scelta che metterebbe fine di fatto al primo governo iracheno eletto democraticamente.

Al Sadr è contrario alla decisione del premier Nouri al Maliki di coinvolgere Bush nella discussione sul ruolo di Siria e Iran nella pacificazione del paese, perché sostiene che le forze statunitensi stiano appoggiando l’insurrezione sunnita. Il giovane leader sciita accusa gli americani di essere complici nell’uccisione in Iraq di migliaia di sciiti innocenti. Eppure, fino a poco tempo fa Washington lo considerava un alleato.

Ma Moqtada al Sadr non è mai stato fedele agli Stati Uniti. Quanti ricordano che l’insurrezione irachena cominciò nell’aprile del 2003 a Sadr City, il quartiere povero sciita di Baghdad? Sotto la guida di Al Sadr, gli abitanti presero le armi contro le forze della coalizione per protestare contro la mancanza di acqua, elettricità e sicurezza. Nel giugno del 2003, dopo altre rivolte simili in tutto il paese, Al Sadr formò la milizia del Mahdi.

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L’arma del Petrolio

12 giugno 2006 – La Repubblica delle Donne

“Viviamo alla giornata, macinando informazioni e notizie ora per ora,” confessa il gestore di uno dei piu’ grossi fondi d’investimento energetici canadese, “in questo clima politico e’ impossibile fare qualsiasi tipo di previsione. Chi ci assicura che da oggi, con la presa dei poteri del governo provvisorio in Iraq, ci sara’ stabilita’? Ed anche se cio’ avvenisse, rimane sempre l’incognita saudita, il pericolo di ripetuti attentati contro le infrastrutture petrolifere del piu’ grosso produttore del mondo.” Per gli operatori di mercato, chi di mestiere compra e vende l’oro nero, il barometro mondiale del prezzo del petrolio dipende dalla stabilita’ dell’Arabia Saudita non dal processo di democratizzazione dell’Irak.

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